Luisella Battaglia e Stefano Semplici – MORTE NOSTRA, MORTE DEGLI ALTRI, ETICA DELLA CURA

(Estratto da Paradoxa 1/2025) Le questioni legate alla ‘entrata’ nella vita e alla ‘uscita’ da essa si sono guadagnate uno spazio importante nell’etica medica fin dalle sue origini e dal giuramento di Ippocrate. Negli ultimi 50 anni il confronto su questi temi è stato al centro della bioetica, ne ha accompagnato la nascita e alimentato la fortuna. A ciò hanno contribuito sia la dinamica di un sempre più vivace pluralismo di prospettive normative e quindi proposte applicative sia il tumultuoso sviluppo delle scienze biomediche e delle tecnologie a esse connesse. Per quanto riguarda più specificamente i problemi che ci si è ormai abituati a definire del fine vita, sono cambiati profondamente, nel volgere di pochi decenni, le circostanze, le modalità, il modo stesso di ‘guardare’ alla morte. Tali trasformazioni hanno prodotto esiti complessi e non sempre convergenti, che coinvolgono la libertà dell’individuo rispetto alle diverse forme del potere – quello politico e delle istituzioni, ma anche quello dei medici –, i valori di autonomia e dignità, il limite nell’uso di trattamenti sempre più efficaci, ma al tempo stesso sempre più invasivi e intrusivi rispetto a un evento inevitabile e al tempo stesso eminentemente ‘personale’, da assumere coscientemente e responsabilmente, nella

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Laura Paoletti – SORELLA, NONOSTANTE TUTTO

(Editoriale di Paradoxa 1/2025) Di Francesco d’Assisi, Max Scheler scrisse una volta che «per fortuna sua e nostra non è stato né teologo né filosofo» (Essenza e forme della simpatia, 1922), volendo intendere che, se avesse provato a formulare in concetti rigorosi le sue intuizioni, sarebbe con ogni probabilità incappato in qualche eresia. Se a questo si aggiunge che la morte, nel Cantico delle creature, non è una, ma sono due – una che è «sora nostra» e l’altra che non lo è affatto – si capisce subito che il titolo di questo fascicolo non può essere inteso come il richiamo a un atteggiamento genericamente ‘francescano’ (e un po’ stucchevole) nei confronti della fine della vita, ma va letto innanzitutto come avvertenza del fatto che ci si sta consapevolmente arrischiando in un’operazione piuttosto delicata. Al di là del senso specifico che assume nel quadro teologico del Cantico, l’affermazione per cui la «morte corporale» non coincide con la «morte secunda», la quale non riguarda il corpo, ma qualcos’altro, significa che il morire non è un fatto semplice (perché appunto è duplice) né semplicemente naturale, ma investe una dimensione che non è chiaro quale sia esattamente (l’anima? lo spirito? la persona?). Detto

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Paradoxa, Anno XIX– Numero 1 – Gennaio/Marzo 2025

Copertina Paradoxa 1 - 2025

Nostra Sorella Morte a cura di Luisella Battaglia e Stefano Semplici Le questioni legate al ‘fine vita’ sono da sempre al centro del confronto bioetico, anche in conseguenza della rapidità dello sviluppo scientifico e tecnologico e del riconoscimento dell’autonomia del paziente come principio fondamentale. Questo fascicolo si propone di approfondire due prospettive, convergenti sull’idea dell’etica della cura. Pensare la morte degli ‘altri’ – i nostri cari, i ‘lontani’, gli esseri viventi non umani – ci costringe a riflettere sul senso profondo delle relazioni vissute con loro. Nel modo in cui si ‘accompagna’ alla morte si verifica – con la difficoltà e la diversità delle sensibilità che inevitabilmente emergono – la nostra capacità di rispettare la libertà e la dignità di ogni individuo.  

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